UNA SOLA OPERA, UN UNICO BISOGNO.

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Siamo soliti dividere le persone in categorie.
Ci piace identificarle in base ad una o più caratteristiche che purtroppo, in molti casi, diventano etichette.
Nella categorizzazione l’individualità si disperde e c’è una sorta di depersonalizzazione in quanto l’etichetta fa passare in secondo piano le specificità di ciascuno.

Purtroppo anche noi cristiani talvolta inquadriamo le persone che non conoscono ancora la Verità in categorie, spesso dai confini molto delimitati ed invalicabili.
Evangelizziamo per categorie, tariamo il messaggio dell’Evangelo su quelle che, secondo noi, sono le peculiarità del gruppo da cui quella persona è rappresentata.

Eppure l’Evangelo è uno e “funziona” allo stesso modo in tutti.

 

C’è una sola salvezza operata in tutti, una sola multiforme Grazia, nonostante siano vari e diversificati i suoi effetti sul singolo,  in base al suo background.

Dio non uniforma, nonostante la Sua opera sia sempre la stessa.
Lui tiene conto della storia personale di ogni essere umano e sa come parlare al cuore di tutti.

Questo è il tipo di accoglienza che non giudica, che non sottolinea negativamente la diversità, che non bada alla tipologia di peccato o al livello di gravità della situazione.
Dio vede anime bisognose di salvezza e quando la Grazia ha spazio di operare lo fa a trecentosessanta gradi.
Siamo troppo preoccupati delle conseguenze del peccato, delle sue manifestazioni osservabili, dei suoi effetti visibili e pensiamo che per ogni effetto ci sia una soluzione diversa.


Il problema dell’uomo non è quello visibile, quello che ci fa storcere il naso, o ci fa voltare dall’altra parte, o ci provoca ribrezzo e rabbia o ci scandalizza.
Il problema dell’uomo è la distanza da Dio, è quel bisogno atavico e congenito di essere amato incondizionatamente che, quando viene insoddisfatto o soddisfatto in modo sbagliato genera il peccato, in tutte le sue sfaccettature.

Ecco, il rischio è che ci fissiamo sulle singole sfaccettature e cerchiamo di cambiare quelle, invece di essere promotori di un cambiamento molto più profondo e radicale.

Sapete cosa succede quando trattiamo i peccatori in base alla categoria in cui li abbiamo identificati? Si sviluppa una naturale tendenza difensiva volta all’autopreservazione ed ogni tentativo esterno di aiuto viene percepito come un’aggressione piuttosto che come una manifestazione d’amore.

Le persone desiderano essere viste e trattate in quanto tali, eppure ci risulta così difficile.

Noi vediamo l’effetto del peccato e il nostro atteggiamento è tarato su quello.
Non vediamo un bisogno ma sentiamo il bisogno di marchiare il bisognoso con termini e concetti riduttivi e depersonalizzanti.
Se tutti riuscissimo a vedere persone e non peccati con le gambe saremmo veramente dei collaboratori efficaci di Cristo e rifletteremmo davvero la Sua natura.

Sono tra i promotori di un approccio individualizzato e che tenga conto della specifica condizione di ogni uomo ed ogni donna ma ciò non significa che esista un Vangelo specifico per ogni tipo di peccato.

Una delle cose che più meraviglia le persone è essere trattate dai cristiani come se la loro condizione non fosse un impedimento per ricevere attenzione, cure, ascolto: in sintesi amore.

Ecco, è l’amore che cambia le persone.
Quell’Amore divino di cui possiamo e dobbiamo essere veicoli e canali liberi e scevri da pregiudizi.
Spesso abbiamo l’ansia di cambiare ciò che non è umanamente modificabile o risolvibile ma Dio non fa alcuna differenza.

Lui salva le anime, riempie i cuori, rigenera gli spiriti e trasforma le menti.

Tutto ciò non può non provocare cambiamenti visibili anche all’esterno, a quell’esterno che tanto ci preoccupa, ci imbarazza e ci trattiene.
Ancora oggi non siamo in grado di attirare l’attenzione di alcune persone e non perché siano più peccatrici di altre. Questa è solo una scusa che troviamo per giustificare la nostra incapacità di raggiungerle.

Cosa ci manca allora? Strategie migliori? Usi e costumi più moderni?

“Abbiamo bisogno semplicemente di amare come ama Gesù”

No, abbiamo bisogno semplicemente di amare come ama Gesù, di accogliere come faceva Lui negli anni del Suo ministero terreno.
Abbiamo bisogno della Sua compassione, della Sua irrefrenabile voglia di parlare alle anime, della Sua capacità di denunciare amorevolmente il peccato senza intaccare minimamente il valore della persona.

Ricordiamoci che è impossibile che le persone credano ad un Amore invisibile che noi non siamo in grado di rendere visibile attraverso l’esempio.
Chi avrebbe voglia di conoscere un Dio d’amore che ha dei figli incapaci di amare davvero?

Sicuramente possiamo fare tanto per migliorare nell’approccio e dobbiamo anche essere consapevoli che abbiamo bisogno di formazione ed informazione per conoscere e capire meglio la realtà che ci circonda.

Dobbiamo fare estrema attenzione anche agli stili comunicativi che adoperiamo, alla terminologia che usiamo.

Siamo noi a dover raggiungere gli altri in modo chiaro ed empatico perché gli altri non sono tenuti e spesso non sono interessati a raggiungere e comprendere noi.

Ricordiamoci sempre quale fosse la nostra condizione quando la Verità ci ha raggiunti. Ricordiamoci chi eravamo e cosa ci aveva fatto diventare il peccato, dando sempre per assodato che nessun peccato è migliore o peggiore di un altro.

Non esistono vari gradi di separazione da Dio. È il peccato stesso che ci separa dal Dio che ci aveva concepiti e creati profondamente legati a Lui e pienamente soddisfatti in Lui.

Non smetteremo mai di conoscere il Suo Amore e non basterà tutta la nostra vita terrena.

Dobbiamo crescere in esso e grazie ad esso e più questo Amore  ci trasforma, più saremo in grado di condividerlo con gli altri come Dio desidera ed indica.

C’è urgenza di raggiungere le anime perdute.

Non permettiamo a nulla di rendere inefficace o addirittura controproducente la nostra missione d’amore.

 

Emanuele Di Maio è Dottore in Servizio Sociale e Counselor Cristiano iscritto al registro ACC Italia.

Da circa dieci anni opera nel settore dei servizi socio-assistenziali e come counselor cristiano ad indirizzo sociale e pastorale.

È formatore e docente universitario di Counseling Cristiano ed altre discipline afferenti l’area psico-sociale.

www.counselorcristiano.jimdo.it

professionistadellaiuto@gmail.com

 

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