Sei sicuro di credere in Dio?

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Sapete, negli ultimi mesi sono stato per le piazze della mia città (Pavia per chi volesse fare 2 chiacchiere di persona) a portare il vangelo alle persone.
Nell’approcciarle tante di queste mi dicevano “si si,io già credo in Dio”.
Lascia che ti dica una cosa: credere che Dio esista non è sufficiente per essere salvati.

La Parola su questo è chiara, Gesù stesso dice nel vangelo di Giovanni
Gv 3:3 «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio».
La nuova nascita consiste nel non fermarsi a credere nell’esistenza di Dio, ma fare un salto di qualità cercando di conoscerlo, di avere un rapporto con Lui.
È molto famosa la parabola del figliuol prodigo (te la copio qua sotto in ogni caso) in cui questo figlio si allontana dal padre sperperando tutto ciò che gli ha dato. Ora il figlio sapeva dell’esistenza di suo padre, ma ha deciso consapevolmente di abbandonare la sua casa, i suoi diritti come figlio e i suoi privilegi per vivere secondo i suoi desideri carnali.
Capisci bene che mentre è rimasto senza un centesimo e bramava il cibo dei porci a lui non serviva a niente sapere che da qualche parte suo padre esisteva.
Solo quando è tornato a casa il padre lo ha accolto, abbracciato, lavato, rivestito e messo l’anello al dito (all’epoca rappresentava la discendenza dei signori di quelle terre).
La stessa cosa è con noi.

Nello stato di lontananza da Dio, il nostro padre celeste, non ce ne facciamo nulla di sapere se Lui esiste. Il mio invito per te oggi è proprio quello di tornare a Dio, conoscerlo attraverso la preghiera e la lettura della Bibbia. Se non ne hai una scrivimi e sarò felice di fartela avere.

Dio ti benedica, e conosci Gesù!
Alessandro
Luca 15
« Un uomo aveva due figli. Un giorno il minore disse al padre: “Voglio subito la mia parte dʼeredità”. E il padre acconsentì di dividere la sua ricchezza fra i due figli. Alcuni giorni dopo, il figlio minore, fatti i bagagli, partì per un paese lontano, dove sperperò tutto il suo denaro con una vita dissoluta. Proprio quando era rimasto senza il becco di un quattrino, scoppiò una grande carestia in tutto il paese ed egli si trovò in gravi difficoltà economiche. Si mise allora al servizio di un contadino, che lo mandò a pascolare i porci. La fame però aumentava, tanto che perfino ciò che mangiavano i maiali gli sembrava buono, ma nessuno gliene dava. Quando finalmente si rese conto della sua situazione, disse tra di sé: “A casa mia perfino i servi hanno cibo che basta e avanza, mentre io me ne sto qui a morire di fame! Ritornerò a casa da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro Dio e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ti prego, prendimi come tuo servo!” Così il giovane tornò a casa sua. Era ancora lontano che suo padre lo vide arrivare; pieno dʼamore e compassione gli corse incontro, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio!” Ma il padre disse ai servi: “Svelti, portate i vestiti più belli che abbiamo in casa e fateglieli indossare! Portate anche un anello con una pietra preziosa, e non dimenticate i sandali! Poi ammazzate il vitello che teniamo allʼingrasso. Dobbiamo festeggiare con un gran pranzo, perché questo figlio mio era per me come morto, ed ora è ritornato in vita. Era perduto, ed ora lʼho ritrovato!”

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