Perchè Credo in Dio

Perchè Davide crede in Dio

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Sono nato in una famiglia Cristiana e fin da piccolo ho ricevuto gli insegnamenti della Bibbia. Ero un bambino molto vivace e negli anni dell’adolescenza ho avuto molte difficoltà ad inserirmi tra i miei coetanei; così i miei insegnanti consigliarono ai miei genitori di mandarmi dagli psicologi per aiutarmi.
In quel periodo non vedevo nient’altro che divieti, obblighi e regole da rispettare e, non sentendomi libero come volevo, a 13 anni mi ribellai e iniziai a disubbidire, andando contro gli insegnamenti e le regole che avevo ricevuto fino a quel momento; ma, nonostante ciò, sapevo che non era giusto agli occhi di Dio.
Iniziai a fumare, fare uso di stupefacenti e, crescendo, abbandonai pure gli studi per andare a lavorare; persi il desiderio di frequentare gli ambienti cristiani e così smisi di andare anche in chiesa.
Nel frattempo fui attratto dalle discoteche e dai locali notturni, e ben presto ci andai insieme agli amici con cui uscivo; lo sballo, gli spinelli, l’alcool ci univano e, apparentemente, ci facevano stare bene. Ma, quando ritornavo a casa, l’ansia, l’angoscia e la tristezza mi prendevano d’assalto perché sapevo che quelle cose erano solo momentanee e che non potevano riempire il vuoto che c’era nel mio cuore.   
A 17 anni feci la mi prima sniffata di cocaina sul posto di lavoro e così iniziai ad essere influenzato da questa droga; purtroppo i soldi non bastavano mai, così, oltre a fare piccoli furti, iniziai a spacciare. Ero così attratto e sedotto da questo mondo che, senza rendermene conto, diventai schiavo di quella che io chiamavo “libertà”.
A causa del mio comportamento in casa creavo molti problemi e i litigi e gli scontri erano all’ordine del giorno; i miei erano sull’orlo della separazione ed in qualche modo sentivo il bisogno di sfogarmi per liberarmi dai pesi che avevo nel cuore.
Arrivai persino a bestemmiare il nome di Dio, dandogli la colpa per le cose negative che accadevano intorno a me, sapendo, comunque, che Lui non c’entrava niente..
I miei genitori erano al corrente di quello che facevo, così si affidarono al Signore con le preghiere; ritornarono insieme e notai che nei miei confronti avevano cambiato atteggiamento: esprimevano un amore diverso dal solito e questo mi stupì.
Vedevo, però, anche la loro tristezza, le loro lacrime e le loro ginocchia sempre piegate in preghiera davanti a Dio per me; purtroppo il mio cuore era diventato duro, totalmente indifferente e apatico. Più cercavano di aiutarmi, e più diventavo ribelle, cattivo e violento perché non volevo essere aiutato.
Di tutto quello che avevo e che facevo, nulla mi faceva essere libero come volevo, e rimanevo insoddisfatto; così nel tempo venni a conoscenza di alcune feste chiamate “rave party” (feste illegali organizzate via internet, svolte in boschi e fabbriche in disuso, dove la musica teckno esce da veri e propri muri di casse,dove c’è libera vendita e consumo di ogni tipo di droghe), dove si era liberi di fare praticamente tutto ciò che si voleva, ed iniziai a frequentarle, pensando di aver trovato quella libertà che tanto desideravo; in poco tempo diventai completamente sedotto dalla musica, dalle droghe e da tutto ciò che vivevo in quel ambiente.
Col tempo iniziai ad avere pensieri negativi e strane allucinazioni, come se fossi costretto a rimanere intrappolato per sempre in un vortice tenebroso senza via di uscita, incatenato in quei viaggi mentali che avevo sotto effetto delle droghe; diverse volte ho dovuto chiedere aiuto a Dio perché mischiavo così tante droghe insieme che sembrava di essere in un’altra dimensione. Ma ringrazio il Signore perché ha sempre vegliato su di me e aiutato ogni volta che ho gridato a Lui.
Per diversi motivi, ho dovuto fare delle analisi, l’esito,in poche parole, diceva che dovevo smettere di fare uso di droghe e alcool; quindi cercai di smettere, resistendo con le mie forze, ma, nel giro di un mese circa, ricominciai di nuovo a fare quello che facevo, peggiorando la situazione in cui mi trovavo.
Qualche tempo dopo, a mia madre, i medici trovarono un nodulo tumorale nella carotide; ma ero diventato talmente egoista e cattivo, che desiderai la sua morte e la distruzione della mia famiglia.
Volevo andarmene di casa perché non sopportavo più le loro riprensioni, i loro continui richiami, soprattutto quando mi parlavano dell’amore di Dio.
La notte del 31 dicembre 2007 con alcuni amici andai in un rave per festeggiare il capodanno; non era ancora la mezzanotte, quando accadde qualcosa che non mi sarei mai immaginato: dentro di me sentivo che Dio stava parlando al mio cuore, mi stava chiamando e mi stava dando un messaggio ben specifico.
Il messaggio era che se avessi continuato a frequentare i rave, non sarei più riuscito ad uscirne vivo, sarei diventato un tossico dipendente, schiavo della droga, una marionetta nelle mani del diavolo e la mia vita sarebbe cambiata di male in peggio per sempre.
Sapevo che, nella condizione in cui mi trovavo, sarei andato all’inferno anziché in paradiso; non ho dato mai importanza a questo perché avevo le mie ideologie.. riconoscevo di essere un peccatore e ritenevo giusto pagare i miei errori, ma non ero consapevole di ciò che pensavo. Dio mi fece comprendere e realizzare che patire le pene dell’inferno voleva dire stare alla presenza della Sua ira, nello stesso destino di Satana. Per sempre. Tutto ciò era angoscioso e terrificante.
In quel momento mi trovai davanti ad un bivio e capii che quello era il momento di scegliere. Scegliere Gesù, la via, la verità e la vita, o morire fisicamente e spiritualmente per l’eternità?
Mi appartai per riflettere su questo e mi venne in mente mia madre, che aveva avuto tanta pazienza e amore verso di me, nonostante il mio comportamento ribelle ed i miei pensieri negativi nei suoi confronti.
Per mezzo di quel pensiero, Dio mi fece comprendere che aveva manifestato il Suo amore attraverso i miei genitori, che Lui mi amava ancora di più perché ha scelto di sacrificare la sua vita morendo sulla croce a causa dei miei peccati; così scelsi la via del Signore.
Grazie a Dio, nel tardo pomeriggio, finalmente, ritornai a casa e subito i miei genitori videro che il mio sguardo, il mio volto e la mia espressione non erano più la stessa e che qualcosa era cambiato.
Andai in cameretta e mi addormentai, il giorno successivo, quando mi svegliai, raccontai ai miei genitori la mia esperienza; poi andai in cameretta, mi inginocchiai e iniziai a piangere davanti a Dio, chiedendo il perdono dei miei peccati.
Mi sentii completamente libero da ogni peso, da ogni vizio e schiavitù; il Signore cambiò la mia vita, il mio cuore e la mia mente, trasformandomi radicalmente; ricostruì la mia famiglia, unendo di nuovo i nostri rapporti con catene d’amore.
Adesso ho la certezza di essere salvato e avere la vita eterna perché Gesù Cristo ha sacrificatola Sua vita sulla croce per tutti i miei peccati; e, quando ho capito la vera importanza di questo sacrificio, mi sono sentito perdonato perché con il suo sangue puro mi ha purificato e liberato da tutto ciò a cui ero legato, ed è grazie al suo sacrificio che posso avere comunione con Lui e chiedere perdono ogni volta che sbaglio. Non sono stati né i miei genitori, né i professori, né gli psicologi, né gli amici, né la ragazza, né i carabinieri, né le denunce, né le buone opere; niente e nessuno è riuscito a cambiare e salvare la mia vita, ma solo ed esclusivamente l’amore di Dio per me peccatore. Ma, ancora di più, ora Lui è il mio amico fedele, che mi ascolta ogni volta che ho bisogno, il mio psicologo, che trova sempre la situazione più giusta e risolve i miei problemi, il mio dottore, che è sempre pronto ad operare con gli attrezzi migliori, il mio pastore, che mi guida per la giusta strada, il mio Salvatore, che mi soccorre sempre nel momento in cui grido aiuto, il mio Padre, che sempre mi ama e mai mi abbandona!
Ho conosciuto un Dio che può ogni cosa, un Dio che, per amor nostro, ha mandato il suo unico figlio Gesù a morire, sacrificando la sua vita per i nostri peccati; ed io Lo voglio ringraziare per quello che ha fatto.

 

A Dio sia la gloria.
Amen.

 

                                                                                                                      Davide P. 
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