Perchè Beatrice crede in Dio

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 Vengo da una famiglia cattolica non praticante, i miei genitori ce l’hanno messa tutta ad insegnarmi sani valori e principi. Sono sempre stata una ragazza molto timida, fragile e riservata, con la testa sulle spalle, non ho mai dato grandi dispiaceri ai miei: brava a scuola, senza il vizio del fumo e dell’alcool, a debita distanza da luoghi come ad esempio discoteche ecc…
Da piccola nella mia cameretta cercavo il Signore rivolgendo Lui le preghiere che sapevo a memoria, mi erano state insegnate nella mia comunità cattolica d’origine, ma terminavo sempre il tutto confidando direttamente a Dio pensieri e riflessioni personali.Una volta terminato di prendere i sacramenti principali (battesimo, comunione e cresima) smisi però di frequentare la chiesa cattolica perchè dentro di me avevo un forte desiderio di un rapporto personale con Lui.
A 16 anni due mie compagne di classe del liceo mi invitarono in chiesa e decisi di andarci.
Incosciamente il Signore stava agendo, io non me ne rendevo conto, ma queste due mie compagne, riuscivano ogni giorno a parlarmi di Lui anche solo tramite il comportamento.
Sapevo, per sentito dire, della salvezza che solo Dio poteva donare a chiunque la chiedesse; ma i miei interrogativi erano molti e non riuscivo a darmi sufficienti spiegazioni, nemmeno confrontandomi con quelli che avevano sperimentato quelle cose nella propria vita.
Un anno più tardi, mi trovai a confidare il momento triste che passavo a un ragazzo che, tra l’altro, non era nemmeno credente; eppure fu proprio lui a spingermi a non starmene nella mia solitudine e ad uscire col gruppo dei giovani della chiesa. Accettai.
Così cominciai ad andare in chiesa, e non chiedetemi come ma l’estate successiva mi iscrissi “istintivamente” ad un loro campeggio, convinta di fare una vacanza di piacere e nuove conoscenze, nulla di più. Le mie aspettative furono oltremodo superate dal momento che Dio iniziò a benedirmi ogni sera, a partire dal primo giorno, fin quando si rivelò una volta per tutte al mio cuore.
Il pastore quella sera stava citando un verso nella Bibbia che diceva: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” Romani 12:2.
Ora, io credevo di avere ben poco da spartire con questo mondo deludente, dal momento che ero sempre stata una brava ragazza, ma sotto un certo punto di vista, a un tratto, riconoscevo di essere legata ad esso: come per tante persone, il Signore non faceva parte della mia vita.
 
Alla fine dissi “sì” a Gesù, e subito sentii che il Suo tocco nella mia vita. Fu così che gli angoli più complessi del mio carattere furono smussati, la gioia altalenante terrena divenne felicità incontenibile di Dio, motivi per i quali non potevo tacere e dovevo necessariamente gridare a tutti il cambiamento avvenuto in me!
Non avevo cercato rifugio nelle cose negative di questo mondo, ma non avevo nemmeno provato a colmare il vuoto che avevo dentro, lasciandolo tale. Ora traboccava di Cristo.
In seguito,  fui messa in guardia già dal momento della conversione, che  non sarebbero mancate  occasioni per distogliere il mio sguardo da Dio. Grazie alla sua fedeltà e nonostante le mie continue mancanze, Lui mi è stato vicino, e poco tempo dopo  anche mia sorella più piccola di 4 anni, nel suo piccolo, ascoltava con piacere le storie della Bibbia.
Nella normale crescita di un cristiano, è normale la decisione di battezzarsi prima o poi, ma alla domanda “Farai anche tu questo passo?” di qualche fratello o sorella, la mia risposta era categorica: non ero pronta, volevo fosse una decisione maturata esclusivamente nel mio cuore per volontà del Signore e non perchè gli altri lo volevano per me. Temevo che l’irrefrenabile gioia della salvezza potesse farmi prendere decisioni affrettate, quindi aspettai.
 
Nel frattempo mi iscrissi all’università de L’Aquila e iniziai a seguire i corsi, mettendo da parte la scelta del battesimo.
Il 5 aprile 2009,come ogni domenica sera, al termine del servizio in chiesa, ripartivo per L’Aquila con i miei due coinquilini. Alle 23:30, giunti da poco a L’Aquila, ci fu una prima forte scossa che il mio coinquilino sdrammatizzò con: “..della serie: bentornati a L’Aquila!” (Era da dicembre, infatti, che proseguiva lo sciame sismico). Tutti sanno, però, che il rintocco delle 3:32 nella notte segnò per sempre le vite di quanti erano là.
A distanza di più di due anni ricordo ogni minimo dettaglio di ciò che accadde:  me immobile nel letto, il boato del terremoto che copriva i rumori di oggetti che cadevano a terra, la nostra casa devastata, le crepe negli edifici e per le strade, il freddo, le grida, i pianti, le continue scosse, gli elicotteri, le sirene…
Gli aggiornamenti riguardo la situazione post sisma li seguimmo per strada sui notiziari online. Le linee telefoniche intasate non permettevano a chiunque di rintracciare i propri cari. I miei genitori erano spaventati non potendo sentire che stavo bene.
Tanti magari si saranno chiesti “Perché?” o avranno domandato proprio a Dio: “Perché a me?”Io no.
Abbiamo un canto in chiesa che dice: “Questo è il tempo…” e lo prendo sempre come riferimento ogni volta che parlo della mia esperienza aquilana. Ciò che possediamo non ci appartiene; ognuno è artefice del proprio destino, ma non padrone della propria vita; ogni cosa di questo mondo è caduca e fine a se stessa (Oggi c’è, domani no. Mai stata superstiziosa in vita mia!).
 
Da buona studentessa di economia che sono, però, posso dirvi questo: è ora di stringere un accordo con Dio, perché Gesù è risorto per noi, per i nostri peccati, e aspetta te! Aspetta che tu Gli tenda la mano accettandolo come tuo personale Salvatore! Non ti mentirò, ci saranno momenti alti e bassi come capita a tutti, ma la differenza sta nel fatto che ti assicurerà senz’altro la forza che da Lui stesso, ben più grande di quella che può essere dentro di noi!
 
Nel Maggio 2010 ho finalmente deciso di battezzarmi. Facendolo, ho dimostrato pubblicamente che lo amo, l’immersione in acqua ha simboleggiato la mia morte a ciò che ero e la rinascita di chi sono adesso.
Il giorno del mio battesimo ero contentissima di vedere, tra i presenti, i miei genitori e mia sorella, gli amici dell’università, la mia coinquilina de L’Aquila e delle amiche del liceo.
Tutto questo ve l’ho detto perchè sono la prova che Dio è vivente, e se solo anche tu provi a chiamarlo, lui ti risponderà.
Voglio lasciarvi ora con pezzo di un canto che amo: “Ero debole ora sono forte, ero povero ora sono ricco, ero cieco ora vedo, è quel che Dio ha fatto in me…”
Il Signore vi benedica!
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