L’uguaglianza che discrimina

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Il ventunesimo secolo è il secolo del “ribaltamento”.

Di cosa esattamente? Ribaltamento del mondo, della società, delle persone.

 Le classi sociali che in passato sono state vittime di emarginazione,  tenute in disparte, ad oggi vengono innalzate.

Chi non veniva preso in considerazione e veniva scartato dalla società perché non rientrava nei canoni stabiliti dal popolo, oggi è invece reputato originale e degno di merito.

Le persone in generale sono diventate molto attive nel difendere a spada tratta i diritti umani di ogni classe sociale, ogni genere di discriminazione viene punita severamente oltre che dalle autorità in primis dalla gran voce del popolo che grida a squarciagola che tutti siamo uguali. Questo è un grande passo per l’umanità, ma oggi voglio osare chiedere: siamo sicuri che il raggiungimento di questa consapevolezza umana sia proprio per tutti? Questa cosiddetta accettazione delle persone, delle loro scelte, stili di vita e quanto altro, viene proprio estesa a ogni persona?

Oggi, nel 2021, un cristiano che dichiara apertamente il proprio credo, subisce i commenti di chi reputa la fede, e il credere in Cristo, come credere nelle favole. È legittimo e totalmente ammesso poter esprimere la propria opinione, ma se tale atto si compie sul web, dove tutti vedono e tutti parlano, con tanto di commenti discriminatori, di insulti, di derisioni, non si tratta più di opinione, si tratta di un vero e proprio atto di violenza morale.

Ogni giorno, vengono pubblicati sui social network post con bestemmie, immagini a scopo allusivo, vignette considerate “divertenti”, dove si fa notare (secondo l’opinione del soggetto che posta) l’ignoranza e la stupidità delle persone che dicono di credere in Dio, l’inutilità di spendere una vita per Cristo. Esistono pagine Facebook e Instagram che ritraggono Gesù in situazioni blasfeme, immagini modificate per deridere i credenti.

Ora, legittimamente, nessuno si chiede come ci si sente a leggere tali offese?

Per un cristiano Dio è la ragione della propria vita, come si dovrebbe sentire ogni giorno, aprendo i social network, ascoltando i discorsi della società, a subire tutto questo?

Perché quando si parla di altre categorie si fa a gara a chi le difende per primo, e quando si parla di cristianesimo la gara consiste a chi insulta per primo?

Siamo proprio sicuri che questa eguaglianza sia proprio tanto eguale?

Il mondo di oggi è così comprensivo, esistono marce a favore di diverse categorie sociali per eliminare ogni sorta di discriminazione, ed è ammirevole. Certo sarebbe considerato un vero gesto amorevole se venisse adattata la stessa comprensione per tutte le categorie.

Rimane la consapevolezza che un cristiano sa di non essere accettato, ed è ammirevole il fatto che continui a dichiarare apertamente di amare Cristo.

Dio ti benedica e conosci Gesù.

Simona.

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